Piselli Centogiorni – Scopriamo insieme un presidio “SLOW FOOD” campano


Piselli Centogiorni  – Scopriamo insieme un presidio “SLOW FOOD” campano


Ecco la perla verde della cucina italiana, gustosa e ricca di proteine, vitamine, fibre, sali minerali e pochissimi grassi.
Dal Neolitico ai giorni nostri, alimento nutritivo per gli animali e per gli uomini.
Testimonianze dalle terre del Tigri e l’Eufrate, fino al Nilo. Uno dei primi ortaggi coltivati , insieme al farro, orzo, lino , ceci e lenticchie.
L’agricoltura si diffuse facilmente dal continente asiatico all’Europa, il pisello divenne un alimento base dei popoli che si affacciavano sul Mediterraneo.

E’  noto infatti che gli antichi Greci e Romani fossero ghiotti di piselli e ne coltivavano grosse quantità. Risultano citazioni di Teofrasto , nella sua  Historia Plantarum  ) III sec ) , di Lucio Columella  e di Plinio nella sua Naturalis historia De Re Rustica.  La lava del Vesuvio non solo ha distrutto, ha anche preservato, infatti sono stati rinvenuti semi carbonizzati di meloni, fave, piselli  , ceci e lenticchie.

Tuttora troviamo il pisello nelle arancine, nello spezzatino con carne o con pesce.

 Rimane ad oggi l’ingrediente principale per zuppe, vellutate e piatti vegetariani. Nel resto   del mondo è ingrediente fondamentale peril cous cous della cucina araba, o all’insalata russa, ai samosa indiani o alla buonissima paella spagnola.

Lo Slow Food ha scelto di inserire nel mondo della chiocciola anche il Pisello Centogiorni, nel rispetto della tradizione vesuviana e per la meritevole sinergia tra produttori del territorio e cuochi. Il Pisello Centogiorni è coltivato nelle zone agricole alle pendici del Vesuvio. L’epoca di coltivazione va da novembre a aprile, dalla semina alla raccolta occorrono precisamente 100 giorni. La semina e  la raccolta è manuale, le piante vengono coltivate con il supporto di pali e fili. Il frutto  è un baccello di colore verde che contiene da 6 a 8 semi  per baccello. I semi sono verde chiaro allo stadio ceroso e beige allo stadio secco. Apprezzato per le sue proprietà organolettiche quali l’estrema dolcezza e la consistenza tenera della buccia.

 

 

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